La donazione di sangue e plasma
Idoneità del donatore e gli esami preliminari alla donazione
ATTIVITà e descrizione
Compilazione questionario sanitario
Il donatore fornisce informazioni sul proprio stato di salute.
Esami di laboratorio
Vengono effettuati test su HIV, epatite C, sifilide, emocromo e altri valori per garantire la sicurezza del donatore e del ricevente.
Decisione sull’idoneità
In base ai risultati, il donatore può essere ammesso, escluso temporaneamente o permanentemente dalla donazione.
LA COMPILAZIONE DEL QUESTIONARIO
Prima di ciascuna donazione o della visita di idoneità, al donatore viene consegnato un questionario per accertarne le condizioni di salute, ossia le informazioni anamnestiche ed eventuali fattori di rischio.
Tramite la compilazione del questionario vengono raccolte informazioni relative allo stato di salute e ad eventuali comportamenti che possono avere rilevanza per la sicurezza del sangue e degli emocomponenti, per la tutela della salute del ricevente e del donatore stesso.
La normativa prevede l’accertamento della piena comprensione delle domande da parte del donatore, soprattutto nel caso di donatori stranieri, che possono presentare difficoltà linguistiche o non conoscere la legislazione italiana.
Se qualcuna delle domande non è chiara, è fortemente consigliato di chiedere informazioni al personale addetto alla selezione.
Particolare attenzione deve essere posta alle domande relative ad eventuali fattori di rischio per la trasmissione di infezioni virali: le risposta sincera alle domande del questionario e l’approfondimento di qualsiasi dubbio con il medico selezionatore sono fondamentali per escludere dalla donazione coloro il cui stato infettivo è nel cosiddetto “periodo finestra”, cioè quel periodo in cui i test eseguiti sulle unità donate non sono in grado di individuare le malattie infettive (AIDS, epatite B, epatite C, Sifilide, eccetera), ma in cui il sangue donato è in grado di contagiare il paziente3.
Nel caso in cui il donatore ha un minimo dubbio sul suo stato di salute può autoescludersi dalla donazione in qualsiasi momento della procedura e non è tenuto a dare spiegazioni.
L’autoesclusione viene gestita dallo stesso donatore. Se ad esempio un donatore, dopo aver letto le note informative avesse dei dubbi su qualche episodio della sua vita di cui non vuole parlarne neanche con il personale addetto alla selezione, può richiedere la propria autoesclusione4.
La donazione di sangue è un atto generoso di profondo significato umano e sociale, ma esistono anche malattie che possono essere trasmesse con la trasfusione di sangue.
Alcune abitudini di vita espongono al rischio di contrarre queste infezioni: assunzione di droghe per via endovenosa, rapporti multipartner o con persone sconosciute, rapporti sessuali con partner portatori cronici di virus (epatite B, C e HIV); avere ricevuto trasfusioni di sangue (anche in un lontano passato), avere avuto un ittero o un’epatite, avere avuto malattie veneree come la sifilide, l’essere positivi per l’epatite B e/o C, per l’HIV (AIDS), coabitare con persone portatrici croniche di virus trasmissibili, rappresentano dei criteri che possono rendere necessaria l’esclusione permanente dalla donazione5.
TUTELA DELLA RISERVATEZZA
Le Unità di Raccolta e i Servizi Trasfusionali devono:
- garantire che la compilazione del questionario anamnestico e che il colloquio con l’aspirante donatore o con il donatore siano effettuati in locali idonei a tutelarne il loro diritto alla riservatezza;
- adottare tutte le misure per garantire la riservatezza delle informazioni fornite dall’aspirante donatore o dal donatore che riguardano la propria salute, e dei risultati degli accertamenti diagnostici eseguiti sulle donazioni e nei controlli periodici;
- garantire all’aspirante donatore o al donatore la possibilità di richiedere al personale sanitario delle Unità di raccolta e dei Servizi Trasfusionali di non utilizzare la propria donazione, tramite una procedura riservata di autoesclusione6;
- comunicare al donatore, in modo riservato, nel rispetto della normativa vigente sulla riservatezza dei dati, qualsiasi significativa alterazione clinica riscontrata durante la valutazione pre-donazione e negli esami di qualificazione biologica e di controllo7;
- garantire che la trasmissione dei risultati degli esami eseguiti venga effettuata da personale incaricato al trattamento di dati personali, come da normativa vigente; questo personale deve essere adeguatamente formato anche in materia di protezione di dati personali.
Anche la consegna dei referti con modalità elettronica deve avvenire nel rispetto della normativa vigente8.
ESAMI DI LABORATORIO EFFETTUATI IN OCCASIONE DELLA VALUTAZIONE DI IDONEITà E IN OCCASIONE DELLA DONAZIONE
Tutti gli emocomponenti donati sono sottoposti presso i Servizi Trasfusionali ad un’accurata e obbligatoria qualificazione biologica9.
Le indagini per la qualificazione biologica riguardano:
l’epatite B (HbsAg), l’epatite C (HCV), la sifilide e l’HIV (AIDS), oltre ai test sierologici, per HIV, HCV e HBV vengono eseguiti anche i test NAT che hanno lo scopo di identificare in maniera precoce la presenza dei rispettivi virus nel sangue. In particolari periodi dell’anno sono eseguiti in alcuni soggetti a rischio ulteriori esami virologici per escludere l’infezione da West Nile Virus (WNV-NAT).
Oltre ai test per la qualificazione biologica, vengono eseguiti, con una cadenza almeno annuale:
- esame emocromocitometrico (con valutazione dell’emoglobina, dei globuli rossi, dei globuli bianchi, delle piastrine),
- creatininemia (per valutare la funzionalità renale),
- glicemia,
- proteine totali,
- colesterolemia totale
- colesterolo HDL,
- trigliceridemia,
- ferritinemia,
- transaminasi (ALT).
L’insieme della valutazione del questionario e degli esiti degli esami di laboratorio viene definita validazione biologica10: solo il superamento di entrambi questi momenti consente di dichiarare idonea l’unità di sangue donato e quindi il suo uso clinico o per la produzione di Medicinali Plasma Derivati (MPD).
Approfondimenti:
POSSIBILI CONDIZIONI DI ESCLUSIONE DALLA DONAZIONE
- Analisi delle risposte fornite nel questionario anamnestico;
- Colloquio di approfondimento con il donatore/aspirante donatore;
- Visita di accettazione (valutazione dei parametri cardiaci ed ematologici).
- Queste, però, sono cause di esclusione che si possono verificare prima di effettuare la donazione. Dopo la donazione, invece, i risultati degli esami ematochimici possono escludere il donatore da future donazioni e, comunque, l’eventuale eliminazione della sacca donata.
- permanente
- temporanea
Questa situazione pone AVIS in un ruolo di grande responsabilità nel garantire l’autosufficienza di sangue ed emoderivati in termini di programmazione della raccolta, di gestione dell’afflusso dei donatori e di adeguate garanzie di sicurezza e qualità.
L’autosufficienza nazionale è garantita attraverso la sinergia tra la programmazione dell’attività di chiamata e l’analisi approfondita del fabbisogno del sistema, permettendo di evitare l’alternanza di periodi di carenza a periodi di abbondanza, con tutte le conseguenze che un eventuale sbilanciamento comporterebbe.
Per quanto riguarda AVIS, la programmazione si articola nella chiamata-convocazione del donatore e prenotazione della donazione che si integra con il servizio di accoglienza del donatore e con l’attività di raccolta gestita direttamente dall’Associazione presso le proprie Articolazioni organizzative, fisse e mobili.
La legge 219/2005 garantisce infatti alle Associazioni e Federazioni dei donatori di sangue la possibilità di raccogliere direttamente il sangue e gli emocomponenti, previa l’autorizzazione all’esercizio da parte delle Autorità sanitarie di riferimento, che naturalmente effettuano controlli regolari. Il Servizio di raccolta associativa AVIS viene quindi svolto in Convenzione con le Aziende Socio-Sanitarie e quelle Ospedaliere territorialmente competenti, alle quali vengono inviati il sangue e il plasma raccolti. Sul piano operativo i sistemi organizzativi di donazione e di raccolta sono soggetti ad una forte differenziazione territoriale, legata alla regionalizzazione dei sistemi sanitari. I modelli organizzativi presenti sul territorio variano a seconda delle modalità operative adottate per la gestione delle attività fondamentali.